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  • Immagine del redattoreSara Bortoletti

L’educazione emotiva nella prima infanzia

Quando inizia l’educazione emotiva con i bambini?




Secondo alcuni la relazione emotiva comincia quando l’infante si trova ancora nella pancia della madre e risponde ai diversi stati d’animo della seguente, mentre per altri ha inizio appena il bambino viene al mondo grazie alle cure dei genitori.


L’individuo da quando viene alla luce attraverso lo sguardo e l’imitazione riesce piano piano a distinguere e riprodurre le emozioni e comincia ad avere uno scambio dialogico emotivo con il genitore.


Quest’ultimo generalmente si rivolge all’infante con vocalizzi, toni calorosi, sorrisi, parole dolci e questo linguaggio “infantile” verbale o non verbale suscita nel bambino una reazione.

Infatti: «questi dialoghi imitativi sono importanti perché dicono al bimbo che il genitore gli presta molta attenzione e risponde ai suoi sentimenti. È la prima esperienza che fa l’infante di essere compreso da un’altra persona; è l’inizio della comunicazione emotiva».[1]


Edward Tronick ha fatto un esperimento con i bambini di tre mesi e le rispettive madri per evidenziare quanto i bambini siano in grado di comunicare emotivamente. Nella sua ricerca ha chiesto alle madri di non rispondere in nessun modo alle smorfie o vocalizzi dei loro bambini, rimanendo impassibili. I figli non riuscendo a comprendere, cercavano di attirare la loro attenzione con varie espressioni facciali circa per quattro volte, dopodiché la frustrazione sfociava in pianto. Per cui questo mette in luce come le emozioni dei genitori influenzino lo stato d’animo del figlio, anche nei primi mesi di vita.[2]


In questa fascia d’età i bambini hanno bisogno fisiologicamente di alternare periodi di attività e relazioni con l’adulto a momenti di inattività, dove l’infante si sottrae dall’interazione e sente l’esigenza di un po’ di riposo.


Se questo suo bisogno fisiologico non viene compreso dal genitore e quest’ultimo continua a stimolarlo con diverse proposte come giochi, coccole, solletico, canzoni e così via, il bambino non avendo la possibilità di sottrarsi a tali proposte per limitazioni fisiche dovute alla sua età, sarà costretto a “subire” tali interazioni e arrivato al limite piangerà, in quanto è l’unico modo con il quale riesce ad esprimere il suo disagio.


Questa sintonizzazione che viene meno è molto comune nei neogenitori, anzi lo psicologo Edward Tronick afferma che per il 70% del tempo essi non comprendono le vere intenzioni dei figli, ma è una cosa del tutto normale.[3]


Infatti: «la prima infanzia è un periodo in cui più che in ogni altro si procede per tentativi da parte dei genitori come da parte del bambino. Purché i genitori siano sensibili ai loro bimbi, la comunicazione emotiva migliorerà gradualmente e gli equivoci saranno meno frequenti.»[4]





Un’attenzione particolare deve essere posta sui cambi d’umore del bambino, se quest’ultimo mostra atteggiamenti di fastidio, o di allontanamento evidentemente ha bisogno di calmarsi. Nel momento in cui il genitore asseconda queste necessità, aiuta l’infante a gestire il suo stato emotivo e ad imparare delle strategie per riuscire a rasserenarsi.


In questo modo il bambino apprende che il suo magma emozionale viene considerato e che ha effetti su tutte le persone che lo circondano. Inoltre, comprende che nonostante possa provare delle vere e proprie tempeste emotive, vi è sempre l’opportunità di ritrovare un equilibrio emotivo.

Anche se: «a quell’età il rasserenamento proviene per lo più dai genitori […] con la crescita il bambino interiorizzerà gli sforzi compiuti dai genitori e apprenderà il modo di rasserenare sé stesso, e ciò è importante per il benessere emotivo»[5].


In conclusione, è fondamentale sottolineare che lo scopo dell’educazione è quello di aiutare il bambino fin dalla nascita a sviluppare e accrescere il suo bagaglio di risorse emotive e strategie comportamentali per far sì che sappia rispondere in modo sempre più consono alle diverse circostanze che la vita gli pone davanti.





[1] John GOTTMAN, Intelligenza emotiva per un figlio: una guida per i genitori, Milano, BUR, 2020, p.281. [2] Cfr. Mike WEINBERG, Edward TRONICK, Beyond the face: an Empirical Study of infant affective configurations of facial, vocal, gestural and regulatory behaviors, in «Child Development», 65, (1994), 1503-15. [3] E.Z. TRONICK, J.F. COHN, Infant-Mother Face-to-Face Interaction: Age and Gender Difference in Coordination and the Occurrence of Miscoordination, in «Child Development», 60 (1989), pp. 85-92. [4] John GOTTMAN, Intelligenza emotiva per un figlio: una guida per i genitori, Milano, BUR, 2020, p.285. [5] Ivi, p.287.

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